Famiglie in difficoltà: un Natale che chiede giustizia
- Silvana Maglione

- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min

“La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità,
interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i nostri sistemi politici ed
economici e, da ultimo anche la Chiesa…dovremmo parlare forse più
correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà… esistono molte forme
di povertà …” (Dilexit te, n. 9, Papa Leone XIV)
Luci ed ombre
Il Natale per sua natura si caratterizza per essere un periodo dell’anno di gioia, di
festa in famiglia, di attesa, di scambio di doni. Sembra che tutto vada bene, che tutti
siano felici, senza problemi. Sembra… a pensarci bene in relazione al triste momento
che stiamo vivendo a livello globale, e non solo, a cause di guerre, crisi ambientali,
crisi sociali, mi sovviene l’immagine della piccola fiammiferaia, una bambina
intirizzita dal freddo che cerca di vendere, senza fortuna, qualche pacco di
fiammiferi, per portare a casa un obolo e che muore nella totale indifferenza e
disprezzo dei passanti, perché la povertà era ed è una colpa.
Natale è anche umiliazione, per molte famiglie doloroso momento di solitudine che le
luci faticano a nascondere.
Sono passati molti anni dalla prima pubblicazione dell’opera di Hans Christian
Andersen (La piccola fiammiferaia 1845), ma la situazione economica e sociale
appare molto simile, per l’indifferenza, per l’egoismo di un mondo crudele, privo di
solidarietà, che sembra aver perso il senso dell’altruismo, orientato sull’avere
piuttosto che sull’essere.
Ancora oggi vagano tante piccole fiammiferaie che gridano giustizia (i bambini di
Gaza, i bambini ucraini, i bambini africani), vittime innocenti di tante guerre, anche
dimenticate, a causa dell’ingordigia di pochi prepotenti potenti, violate nel diritto di
vivere l’infanzia. Le famiglie povere, sempre più numerose e sempre più vicine a
noi, soffrono della stessa intolleranza, della stessa indifferenza globalizzate.
Povertà, perché occuparsene?
È un paradosso allarmante del nostro tempo. Nonostante aumentino i redditi e la
ricchezza (solo per alcuni) le povertà e le disuguaglianze crescono. “La povertà non è
un destino, ma una scelta politica”.
Ma cos’è la povertà? Se misurata in termini di quantità la povertà risulta l’incapacità
di una famiglia di disporre di un sufficiente potere di acquisto, non disporre di un
reddito minimo, ovvero soffrire una privazione materiale.
Ma la povertà è un fenomeno multidimensionale, riguarda la sfera relazionale,
intergenerazionale, vulnerabilità sociale, alimentare, insicurezza abitativa,
sovraindebitamento, mancanza di reddito stabile, disuguaglianza, azzardo, violenza
sulle donne, povertà energetica, educativa, sanitaria, psicologica, povertà dello
spirito, per citarne alcune sfere.
L’immagine che i media ci propinano di famiglie sempre sorridenti, felici, benestanti,
piene di sogni è lontana mille miglia dalla realtà.
E lo sa bene chi di povertà si occupa quotidianamente.
La ventinovesima edizione del Rapporto Caritas, sulla povertà in Italia, pubblicato a
novembre scorso, mostra le tante fragilità e le ferite meno visibili del territorio,
raccolte dai centri di ascolto, antenne che intercettano le difficoltà del Paese.
“Fuori campo: Lo sguardo della prossimità”. Tutto un programma nel titolo. I fuori
campo, secondo don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana “sono quelle
pietre di scarto che attendono di diventare testate d’angolo dei piani pastorali, cuore
dell’agenda politica…il nostro appello a ripartire dagli ultimi”, gli scartati secondo
papa Francesco.
I dati raccolti mostrano come quasi sei milioni di persone, e oltre 2,2 milioni di
famiglie siano coinvolte nella povertà assoluta, con un aumento esponenziale
nell’ultimo decennio.
Non meno rassicurante risultano essere l’ultimo Rapporto annuale Istat sulla
situazione del Paese ed il rapporto dell’Alleanza contro la povertà che rilevano
come le situazioni più critiche si registrino come sempre tra le famiglie più fragili:
quelle con minori, i nuclei monoreddito e le persone di origine straniera, i senza voce.
Preoccupa particolarmente la condizione delle famiglie con minori.
Gran parte della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale.
La povertà si acuisce nel periodo natalizio.
“Da stato temporaneo e superabile la povertà si trasforma in condizione duratura e
spesso intergenerazionale, che tende a consolidarsi nel tempo, soprattutto in assenza
di politiche pubbliche universali e strutturate, con aumento delle disuguaglianze
sociali.
Cause
Tra le cause si riscontrano, tra le altre, l’inflazione, in particolare quella alimentare e
abitativa, la precarietà lavorativa, i bassi salari, il caro-affitti, la debolezza dei
servizi sociali territoriali, che non riescono a garantire risposte adeguate, fragilità
rilevate anche dal Centro di ascolto della Caritas diocesana, che, attraverso i servizi
dell’emporio e della mensa, accompagna tante famiglie, italiane e straniere, in
aumento ed in difficoltà che faticano ad arrivare a fine mese, a causa dell’aumento
del caro-vita, per mutui insostenibili, per assenza di lavoro adeguatamente retribuito.
Come sottolinea il presidente dell’Alleanza contro la povertà, Antonio Russo: «Lo
Stato sta risparmiando sulle spalle dei poveri, mentre promette 2,5 miliardi l’anno
per la difesa. Bisogna ripristinare misure universalistiche e investire in politiche di
contrasto».
Quando si è soli, privi di qualsivoglia conforto, anche materiale, quando il mondo
esterno sfavilla di luci, non può esserci posto per la magia che il Natale crea. Vi sono
famiglie che s’indebitano pur di partecipare al banchetto del consumismo sfrenato
che impone cene, lusso, regali ed esteriorità effimere.
Troppe sono ancora le famiglie abbandonate, prive di reti di sostegno, anche
politiche, che sopravvivono solo grazie alle iniziative benefiche.
Impegno
Natale deve essere l’occasione di scelte responsabili ed etiche, una riflessione sul
Bambino che è nato in una stalla, povero tra i poveri e per i poveri, che ha fatto della
sua esistenza povera un progetto di vita.
Occorre uscire dall’egoismo delle nostre vite tranquille per non “fabbricare più nuovi
poveri”.
Scelte di solidarietà, di inclusione dell’altro nella nostra vita, affinché nessuno sia
lasciato indietro, siano i nostri buoni propositi da deporre ai piedi della mangiatoia e,
auspicabilmente, suggerire ai nostri politici perché mettano in agenda maggiori
misure di contrasto alla povertà, per ridare dignità alla persona, attuando i dettami
costituzionali.
Interventi basati solo sul sostegno economico o sull’assistenza emergenziale non
sono più sufficienti. Occorre un cambio di paradigma che contrasti in maniera
sistemica l’esclusione sociale.




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